In considerazione della necessaria e dovuta imparzialità nelle fasi di analisi e valutazione dei dati, incompatibile con ogni conflitto di interesse, reputiamo indispensabile l’assoluta indipendenza di chi propone questo tipo di analisi.

L’affidamento a gestori esterni di parte o di tutto il patrimonio - ma quanto segue è valido anche per i gestori interni, nel caso di una gestione diretta -, è un’azione che deve prevedere alcune importanti attività, tra le quali:

Definizione dei benchmark
Selezione dei gestori
Reporting
Valutazione delle performance




Definizione dei benchmark
Una volta selezionato un mercato per le caratteristiche di redditività, rischiosità e specializzazione, espresse da un indice di riferimento - cosiddetto benchmark- esso costituirà una rappresentazione sintetica ed obiettiva dell’andamento di tale mercato (o di più mercati).

Le funzioni principali assolte dal benchmark sono due: indicare il mercato (o i mercati) in cui deve operare il gestore (anche nel caso di una gestione diretta), con una indicazione implicita della rischiosità e redditività attesa. Questa attività è fondamentale per l’affidamento di un mandato. La seconda funzione è di analizzare il contesto in cui opera il gestore al fine di poterne valutare i risultati, ponendo a confronto i risultati della gestione con l’andamento del mercato di riferimento. Questa funzione è fondamentale ai fini della valutazione delle performance e del reporting.

Per ciascuna classe di investimento e settore in cui vengono suddivise le risorse finanziarie in attuazione dell’asset allocation, o più generalmente per ogni mandato affidato è necessario definire e costruire un indice di riferimento – benchmark.

Per definire i benchmark bisogna considerare le caratteristiche di rischiosità, rendimento atteso e specializzazione, che devono essere replicate, di ogni suddivisione dell’allocazione. È importante rilevare che l’insieme dei benchmark riassume le caratteristiche di rischiosità, redditività attesa risultanti dall’asset allocation.
Una volta definiti, per costruire i benchmark, si selezionano tra la moltitudine di indici disponibili rappresentativi delle diverse classi di investimento, comparti, settori, mercati e paesi, gli indici considerati migliori in base a criteri di rappresentatività (l’effettiva capacità dell’indice di rappresentare accuratamente il mercato), replicabilità (l’effettiva possibilità di trattare i titoli costitutivi dell’indice), semplicità, trasparenza, costi e precisione. Si noti che, per motivi operativi un benchmark può essere costituito da più indici di base - a nostro parere non più di due.





Selezione dei gestori
L’affidamento a gestori esterni di quote del patrimonio ha come obiettivo principale, trascurando le necessità di carattere operativo, l’ottenere i migliori risultati di Rischio/Rendimento ed il conseguimento dei risultati attesi formalizzati dall’asset allocation. È per cui necessario individuare tra le migliaia di gestori o fondi che oggi operano nel mercato, quelli che meglio di altri consentano di raggiungere tali obiettivi.

Stabilite la tipologia e specializzazione del fondo o del gestore da individuare, l’attività di selezione può essere riassunta in tre fasi principali:
  1. si analizzano i risultati conseguiti nel tempo dal maggior numero di fondi possibile con le caratteristiche stabilite, per selezionare quelli che hanno ottenuto i risultati migliori. Si noti che la definizione migliori è relativa a delle prerogative considerate rilevanti.
  2. i gestori che hanno superato la prima fase sono messi sotto un’osservazione più approfondita, analizzando tutti i dati della gestione nel più lungo arco temporale disponibile, la cosiddetta due diligence quantitativa. Si comincia anche a sviluppare una prima attività informativa e qualitativa, relativa al gestore ed al suo team, ai modelli utilizzati, alla gestione del Rischio, alle strategie utilizzate.
  3. si avvia, per i gestori o fondi selezionati nella seconda fase, una attività di due diligence qualitativa ed un extensive due diligence quantitativa, al fine di valutare tutti gli aspetti e le caratteristiche del gestore o del fondo, oltre agli aspetti di carattere quantitativo legati alle performance. Questa terza fase non viene svolta nel caso di fondi o gestori di grandi istituzioni finanziarie.





Reporting
L’attività della gestione deve essere monitorata in via prioritaria, per quanto attiene l’andamento del benchmark ed alla fedeltà o al distacco della gestione dal benchmark - tracking error -, poiché questo aspetto offre immediate indicazioni sulle scelte e capacità del gestore. È per cui necessaria una attività di reporting accurata e costante, per verificare in modo continuo l’aderenza al profilo di Rischio e Rendimento atteso, espressa dal benchmark, ed eventualmente apportare delle correzioni alla gestione. L’attività di reporting può essere integrata dalla valutazione delle perfomance. L’attività di reporting può essere considerata un controllo tecnico della gestione.





Valutazione delle performance
È importante stabilire se i gestori del patrimonio aggiungano valore ai portafogli gestiti o se tale gestione attiva ha il solo effetto di generare costi di negoziazione, commissioni di gestione e commissioni di performance, in quanto i risultati ottenuti sono prevalentemente inferiori al mercato di riferimento. La valutazione delle performance cerca di dare, appunto, una risposta a questo importante quesito.

Il principio base della valutazione è la misurazione e la visione di insieme di tutti gli elementi caratteristici delle performance tra cui evidentemente redditività, rischiosità assoluta e relativa, efficienza, costi ed il loro andamento temporale, ponendoli in relazione ai valori espressi dal mercato – benchmark -, alle attività risk free o ai livelli minimi accettabili.

La valutazione delle performance è uno strumento di trasparenza in quanto valuta e mette in relazione tutti gli aspetti della gestione, generando inoltre risultati confrontabili tra diverse gestioni disponibili sul mercato.
  • Performance Attribution - In presenza di mandati con benchmark si procede inoltre all’attribuzione della prestazione ottenuta, la cosiddetta performance attribution; questa attività individua gli elementi - i comportamenti - che hanno determinato i risultati, quali ad esempio:
    • un errato o corretto market timing,
    • un’attività di selezione dei titoli - stock picking - vincente o perdente,
    • problemi di perfomance in situazioni caratteristiche,
    • incostanza dei risultati o delle strategie di investimento.


  • Style Analysis - Nel caso di mandati senza benchmark, nel caso di mandati di tipo total return o nel caso di valutazioni assolute dell’operato di un gestore, si procede con l’analisi dello stile di gestione, cosiddetta style analysis.
    Questa attività associa, in base alle caratteristiche ed ai risultati misurati, la gestione in esame ad una strategia di gestione ‘tipo’ conosciuta.
    È per cui possibile completare la valutazione ponendo a confronto tutti gli elementi caratteristici delle performance della gestione con i valori espressi dal mercato che più gli assomiglia.


Il risultato della valutazione delle performance, in entrambi i casi - performance attribution o style analysis -, è una conoscenza analitica e critica dell’operato del gestore, in grado di individuare i punti di forza e di debolezza del suo operato e l’evoluzione di questi elementi; la capacità del gestore di raggiungere gli obiettivi attesi dal titolare del patrimonio; e di individuare con anticipo eventuali situazioni di criticità o degenerazioni.

La valutazione delle performance offre al titolare del patrimonio una conoscenza diretta, trasparente ed indipendente dell’operato dei gestori al fine di valutarne le capacità, anche attraverso confronti diretti, e costituisce uno strumento attivo per apportare modifiche ai mandati affidati.










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