Misurazione e gestione del Rischio del portafoglio
[Risk management]



Misurare il rischio non è una scelta, è un obbligo.
Conoscete un investitore che non si domandi quanto stia guadagnando?

L’esistenza stessa di un qualunque portafoglio è intrinsecamente legata alla sua rischiosità. Il titolare non può scegliere se esporre o meno il patrimonio al rischio, in quanto il portafoglio, comunque sia costituito e detenuto, è esposto ad un rischio finanziario. Il titolare di un portafoglio può solo stabilire l’entità dell’esposizione al rischio. Infatti come abbiamo già detto, il rischio è una componente ineliminabile di un’attività finanziaria e quindi di un portafoglio; ma il rischio di un portafoglio nel suo insieme è un elemento che può essere efficacemente controllato gestito, ed ottimizzato.
In considerazione di questo, l’approccio deve evolvere



L’insieme delle attività utilizzate per la gestione del Rischio viene detto Risk Management ed è sommariamente costituito da due componenti principali, la misurazione del rischio e l’attività di gestione del Rischio vera e propria.

Per misurazione del Rischio si intende l’individuazione e la quantificazione obiettiva, su basi scientifiche, di tutti i Rischi a cui è esposto un portafoglio di attività finanziarie, in base alle condizioni di mercato esistenti. È quindi evidente, che il Rischio di un portafoglio cambia continuamente al variare delle condizioni di mercato.
I sistemi e le tecniche di misura cambiano in relazione alle tipologie ed alle strategie degli investimenti, al fine di poter disporre della misurazione più affidabile e significativa per le varie forme di rischio - Solo per citare le misure del Rischio più note: volatilità (deviazione standard della distribuzione dei rendimenti attesi); correlazioni; concentrazioni; tracking error; VaR (Value at Risk); convessità (convexity) e duration; Rischi greci ßeta Delta Gamma Rho Theta e Vega; analisi fattoriali e modelli di scomposizione generici GMD.

Un’altra fase della misurazione del Rischio consiste nel sottoporre il portafoglio ad una serie di shock pilotati, con analisi di tipo what-if, per verificarne l’effettiva solidità ed evidenziare eventuali esposizioni al Rischio non individuabili direttamente.
Si sviluppano su due direttrici:
  • la cosiddetta analisi di scenario (scenario analysis, worst case scenario) che determina le variazioni del Rendimento del portafoglio in caso di variazioni di alcune condizioni di mercato stabilite soggettivamente, ad esempio:
    “Cosa succede al patrimonio se i tassi Euro/US Dollaro aumentano del 5% e se il MIB30 perde il 30%?”
    Oppure
    “Cosa succede al patrimonio se il tasso di sconto Euro scende al 2% e il S&P500 perde il 20%?”.


  • Il cosiddetto stress testing, cioè una analisi di scenario sviluppata con una prefissata e metodica variazione dei parametri di mercato, ad esempio:
    Movimenti paralleli e non della curva dei tassi di interesse del 0,5%, 1%, 2%;
    oppure
    Movimenti del valore di indici azionari, delle volatilità, delle correlazioni.


I risultati numerici ottenuti sono il primo e necessario elemento della misurazione del Rischio, in cui ogni dato offre una stima di alcune componenti della rischiosità. Ma questo non è sufficiente in quanto il rischio di un portafoglio è un evento complesso (multi-dimensionale) che non può (attualmente) essere descritto univocamente da un'unica misura. Il processo di misurazione è completato ed integrato con una valutazione analitica e critica, basata su una visione di insieme di tutti i dati e le condizioni, con un processo di sintesi; al fine di stabilire effettivamente la rischiosità del portafoglio.

Per gestione del Rischio si intende l’insieme delle azioni preposte alla configurazione del portafoglio, al il fine di ottenere un’esposizione al Rischio entro i limiti stabiliti ed una rischiosità ottimizzata rispetto ai vincoli imposti.
La gestione del Rischio, che inizia dai risultati dell’attività di misurazione del Rischio, in base a considerazioni anche di carattere qualitativo, attiva tutte le azioni necessarie per il contenimento del Rischio entro i limiti stabiliti. Le azioni possibili, solo per citare alcuni esempi, vanno dall’asset allocation strategica ad azioni di asset allocation tattica, azioni di hedging, diversificazione, portoflio insurance, opzioni e strumenti strutturati.
L’obiettivo, della gestione del Rischio, è di costruire un portafoglio che nel suo insieme sia pronto e sappia reagire alle situazioni di Rischio.
Si ponga attenzione al fatto che il risk management non pone le sue fondamenta sulle previsioni della quotazione futura di un titolo, o sull’andamento di un settore, o di un mercato - attività a nostro parere inconsistente per costruire un portafoglio più sicuro. Ma sulla realizzazione di un portafoglio intrinsecamente robusto, che sappia contrastare l’andamento negativo di alcune attività con il risultato positivo di altre attività. Un portafoglio, cioè, in grado di ottenere, mediante la diversificazione sistematica, risultati accettabili in ogni probabile condizione di mercato.

È importante comprendere che il Rischio non è una grandezza statica, bensì un elemento in costante mutazione al variare delle condizioni di mercato.

Variazioni nei mercati possono comportare l’aumento o la diminuzione delle rischiosità ma possono anche comportare il presentarsi di nuove tipologie di Rischio.

È quindi necessario che le attività di misurazione e gestione del Rischio siano sempre operative. Queste attività svolte una tantum sono da considerarsi inutili ed inefficaci.







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